Taste Your Dream il progetto che aiuta gli aspiranti nomadi digitali ad avverare il proprio sogno

In questo articolo presentiamo il progetto Taste Your Dream attraverso un’ intervista ad Anna colei che ha lanciato e gestisce il progetto.
Taste Your Dream aiuta gli aspiranti nomadi digitali ad intraprendere questo stile di vita e a capire se è la vita che fa per loro. Il tutto attraverso sessioni di coaching e l’organizzaione di ritiri di una decina di giorni a Bali.

Sito web del progetto: https://www.tasteyourdream.com/

 

Una breve presentazione di te e come nasce il progetto Taste your Dream?

“La mia storia di nomade comincia con un semestre di scambio negli Stati Uniti durante l’università, dove, una volta laureata, ho iniziato a lavorare nel mondo dell’arte contemporanea. Per ragioni di visto ho dovuto lasciare il Paese e ho trovato un lavoro simile a Londra.

Non mi ci è voluto molto per capire che quella non era la mia vita: lavoravo tantissimo, a volte anche 14 ore al giorno e nei fine settimana ed ero molto insoddisfatta e stressata.

Quando un’amica mi ha chiesto di raggiungere la sua startup in Cile, ho colto la palla al balzo e mi sono licenziata per trasferirmi a Santiago. Aveva ricevuto dei finanziamenti che ci hanno permesso di vivere e occuparci dell’impresa per 6 mesi.

Quando i fondi sono finiti, però, non c’era modo di continuare e sono così tornata in Italia. Ho iniziato a lavorare come specialista di marketing freelance per startup e piccole imprese. Questo mi ha permesso di essere indipendente e di entrare a far parte dell’affascinante mondo dei nomadi digitali a Bali.

Nel frattempo scrivevo anche sul mio blog e raccontavo della vita dei nomadi digitali, davo consigli ecc. Dei lettori del blog e anche alcuni amici hanno iniziato a contattarmi per chiedermi se potevo aiutarli a intraprendere questa strada e guidarli nella transizione. Ho visto un’ottima occasione per mettermi in gioco e fare qualcosa che aiutasse gli altri in maniera concreta.

Così ho fatto dei corsi di coaching e lavorato con una coach per offrire un servizio di qualità e ho fondato Taste Your Dream.”

 

Quale tipologia di persona/lavoratore vi contatta maggiormente?

“In realtà vengo contattata da persone di varie età e che svolgono diverse tipologie di lavoro, quindi faccio fatica a racchiuderli in una categoria unica. Quello che accomuna tutti, però, è il desiderio di trovare qualcosa che li soddisfi e che dia loro la possibilità di gestirsi il proprio lavoro con flessibilità, dal punto di vista temporale e geografico.

Contrariamente a quello che si possa pensare, non sono solo i millennials a interessarsi a questa vita e a volere questa flessibilità.

Molte di queste persone si rivolgono a me perché sono stufe di procrastinare questa scelta e hanno bisogno di qualcuno che li motivi e aiuti a fare un piano d’azione concreto per raggiungere i loro obbiettivi.”

 

Come funzionano i vostri Retreats? E perchè secondo te un aspirante nomade digitale dovrebbe parteciparvi?

“L’idea del ritiro è venuta per venire incontro a coloro che sognano la vita dei nomadi digitali ma hanno paura dell’ignoto, non sanno come iniziare e non vogliono fare un salto nel vuoto. Durante questi 9 giorni, i partecipanti possono vedere com’è la vita dei nomadi digitali a Bali, lavorano in un co-working space a contatto con chi ha già fatto questa scelta, possono fare networking, ricevere consigli, farsi un’idea. In più lavorano al loro progetto, quindi sperimentano il lavoro remoto e “in solitaria” e, soprattutto, fanno un piano, una strategia per realizzare davvero questo loro sogno. In più hanno il supporto di una coach per tutta la durata del ritiro.

Al termine dovrebbe essere più facile per loro capire se questa sia la vita che stavano cercando, se questo sia il progetto giusto e, in caso affermativo, avranno una motivazione in più per andare avanti, in caso contrario, torneranno alla loro vita di prima più felici perché avranno visto che, in fondo, non è così male.

Il tutto senza rischio né impegno, prendendosi delle ferie dal lavoro.”

 

Hai qualche consiglio da dare a chi vuole intraprendere questo stile di vita, e quali sono le tappe fondamentali per cominciare?

“La prima cosa che mi sento di consigliare è di non licenziarsi prima di sapere bene che cosa fare e di fare un piano d’azione serio e concreto. Frequentare ambienti favorevoli, che stimolino la creatività,magari iniziare a bazzicare per spazi di co-working, può certamente aiutare.

Sono convinta che nessun sogno sia irraggiungibile se c’è la passione, la voglia di fare e una buona strategia. Io sono una profonda sostenitrice dell’inseguire i propri sogni, ma credo anche che questo debba essere fatto in maniera intelligente e ponderata.

Penso anche che sia fondamentale farsi aiutare quando se ne abbia bisogno e ricordarsi che non si è soli.”

 

Quali sono le difficoltà maggiormente incontrate nell’intraprendere questa scelta?

“Pensando ai miei clienti vedo che una delle maggiori difficoltà sia lasciare il certo per l’incerto. Ed è per questo che ritengo fondamentale una buona strategia, che aiuti a sapere che cosa fare in quale momento. Nella nostra startup questo tipo di strategia ci era certamente mancata, ed è sicuramente anche per questo che il progetto non è decollato.

Poi credo che un altro problema sia la mancanza di supporto morale perché questa scelta risulta stravagante per molti, che potrebbero quindi scoraggiare gli aspiranti nomadi digitali. Entrare a far parte di ambienti più favorevoli è certamente un’ottima soluzione. Non si è per forza da soli in questa scelta, ci sono piattaforme e gruppi sia fisici che virtuali dove poter trovare sostegno e consigli.

Seguire il proprio cuore non è sempre facile ma, se fatto in maniera intelligente, può dare grandissime soddisfazioni”

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